Ti racconto un pò di me

Mese indefinito dell’ anno 2003

Arrivo in classe ignara di tutto. Suona la campanella della ricreazione e la professoressa di inglese mi ferma, mi chiede se volevo andare a studiare e vivere con una famiglia spagnola per un progetto riservato ai soli migliori studenti di inglese.

Credo di non avere nemmeno risposto subito. Ho cominciato a sudare freddo e mi si era seccata la gola di botto. All’epoca avevo 13 anni, figlia unica, timida, introversa, solitaria, non avevo mai viaggiato ma le lingue mi affascinavano. A 4 anni divoravo talmente tanti VHS di cartoni animati in inglese che mio papà non sapeva più dove andarmene a comprare di nuovi. Non avevo mai messo piede fuori casa e non ero cresciuta in una famiglia di viaggiatori. Ricordo che finché tutti i ragazzi della mia età  erano al mare o in montagna, io me ne stavo nella campagna polesana a leggere e studiare e girare in bici con il nonno.

Passa una settimana e la professoressa me lo richiede. Mi mette alle strette dandomi solo due ore di tempo per pensarci. Sentivo i brividi della paura ma allo stesso tempo fremevo dalla voglia di partire.

Scadono le due ore, la vedo arrivare con passo deciso e da distante mi dice: “Allora? Devo iscriverti o no?”

Cavoli, mi si secca la gola nuovamente. Alla fine però mi esce un timido e striminzito “Va bene”.
Vado a casa terrorizzata, sembrava avessi firmato un patto di morte con il diavolo. Quel giorno non mangio neanche e rimugino sulla questione a lungo, sapevo che avevo ancora tempo per ritirarmi.

Due mesi dopo

Chiudo la valigia. Il giorno della partenza verso Salamanca è stato terrore puro: viaggiavo con una professoressa che non era la mia, altri studenti che non conoscevo, andavo in un paese fuori dall’Italia. Tutto per la prima volta. Ma soprattutto, il mio primo viaggio.
“Abrochad los cinturones” ci chiedeva l’hostess di Iberia uno ad uno. Quel “clack” mi riecheggia ancora in testa. 

L’esperienza finisce e ritorno a casa in lacrime, lacrime di gioia miste a nostalgia. Da quell’ esperienza sono cambiata per sempre e non ho più smesso di viaggiare.

Dopo tanti anni ripenso che se quel giorno avessi rifiutato la proposta forse oggi non sarei qui a scrivere di viaggi in questo blog e “Se mi cercate sono in giro” non sarebbe mai diventato il mio stile di vita. 

E poi cosa è successo?

A 18 anni sono andata a Trento per studiare lingue e già il secondo anno ero in Erasmus in Spagna, a Zaragoza.
✔ Mi innamoro della Spagna.

Finita la triennale scappo in Inghilterra, un anno a Portsmouth dove lavoravo per un tour operator.
✔ Questa l’esperienza più difficile.

Contatto una famiglia tedesca per fare ragazza alla pari e volo in un paesino di 300 abitanti vicino a Paderborn.
✔ Qua assaporo che cosa significa “famiglia”.

Non sapendo ancora che cosa fare nella vita, decido di proseguire gli studi in management del turismo a Rimini.
✔ Romagna nel cuore.

Dopo la laurea, sfrutto ancora la possibilità di scappare. Lavoro a Lisbona tre mesi per un’agenzia che si occupa di creare esperienze e walking tour.
✔ Mi innamoro del Portogallo.

Voglio essere io ad accogliere i viaggiatori e lavoro per cinque anni come receptionist negli hotel a Venezia.
✔ Capisco che l’ufficio mi fa allergia.

Un pò di numeri

A 13 anni ho fatto il mio primo viaggio da sola vivendo con una famiglia spagnola.
❤ A 18 anni sono uscita di casa e fino ad oggi ho vissuto in 10 città, 5 paesi e ho cambiato 14 case.
❤ Ho 4 biciclette e 0 macchine.
❤ Dulcis in fundo, parlo 6 lingue.

Autoscatto in bianco e nero fatto a Venezia

Ma sta storia del viaggiare
in bici e a piedi?

Di base non so stare ferma, se non mi muovo sto male. Nel 2020, subito dopo il lockdown, ho cominciato sia a viaggiare in bici che a piedi come Dio comanda. Quei mesi di reclusione mi hai fatto riflettere, molto. Adoro questa modalità slow di viaggiare perché mi permettere di assaporare la lentezza e la natura, di conoscere me stessa e tutto ciò che mi circonda. E poi come tutte le cose belle non si smette mai.

Autoscatto della mia ombra fatto a Santiago
Scritta "Please"

Perchè “Se mi cercate sono in giro”?

I miei amici mi chiedevano sempre “Dove sei in giro?”. Per un periodo non sapevano mai in che parte del mondo fossi.
L’ idea di aprire questo blog nasce da un momento di crisi. Nel 2017 ho cominciato a lavorare nel settore dell’ Hospitality perchè volevo essere io in primis ad accogliere le persone. Mi faceva stare bene quest’idea di poter ricambiare simbolicamente tutte quelle persone che mi hanno accolta nei miei viaggi precedenti. A lungo andare però mi resi conto che il lavoro d’ufficio non faceva per me. Il mio animo nomade continuava a scalpitare e mi sentivo distante dalla mia vera natura. Ho vissuto una lunga fase di crisi esistenziale, mi sentivo persa.
Così nel 2021 volo a Tenerife e noleggio una bici da corsa. Giro tutta l’isola in una settimana affrontando salite che non avevo mai affrontato prima. Acquisisco fiducia e la magia dell’isola mi fece capire che dovevo inseguire i miei sogni. Mi faccio una promessa guardando il Teide in lontananza e la mantengo. Mando le dimissioni mollando tutto per ricostruire una nuova me. In poche parole mi sono lanciata e adesso sto aggiustando il tiro.
Ora sono qui perché questo blog fa parte di uno di quei tanti sogni che tengo nel cassetto da troppo tempo.

Lettere da in giro con sfondo grigio
Lettere da in giro per te!

Lettere da in giro per te!

Una volta al mese ti invierò una lettera dove parleremo insieme di cicloturismo, cammini, consigli e idee di viaggio tutto condito con delle gran good vibes! Ti va?

Consenso trattamento dati

Grazie di cuore! A presto con le lettere da in giro!