Come iniziare a viaggiare in bici: il giro dell’isola d’Elba

da | Gen 8, 2023 | Itinerari a pedali

Tamara ed io ci conosciamo all’Università di Trento ancora nel lontano 2009. Non ci siamo mai frequentate tantissimo tranne che per qualche caffè e uscita in compagnia ogni tanto. Dopo esserci laureate ci perdiamo di vista come succede la maggior parte delle volte. Ci incontreremo poi per caso a Venezia dopo 12 anni. Io stavo andando al lavoro e lei al master universitario. Non ci potevamo credere! Parlando delle nostre vite scopriamo una passione in comune che è nata dopo i tempi dell’Università, la bicicletta. Cominciamo così ad uscire più assiduamente e recuperare il tempo “perso”. Un giorno all’improvviso, mi dice che vuole provare a fare un po’ di cicloturismo e non ho esitato nell’accontentarla. Sarebbe stata per lei la sua primissima esperienza vera e proprio di culo in sella per giorni e borse caricate a seguire.

L’ unico dubbio che ci attanagliava era sulla destinazione e ne dovevamo trovare una che avesse queste caratteristiche:

  • pochi giorni per non affaticare troppo le gambe;
  • dislivello non esagerato;
  • terreno non troppo difficile;
  • paesaggi stupendi.

E così senza troppe esitazioni mi propone l’Isola d’Elba in bici che non era ancora nella mia lista di posti da visitare ma che a vacanza fatta mi ero pentita di non averla inserita prima. E pensare che Napoleone l’aveva pure scelta per il suo esilio.

  • Itinerario
    Abbiamo fatto un giro attorno all’isola di circa 162km con 3190+ in senso antiorario con il mare sempre alla nostra destra. Nell’isola non c’è nessuna ciclovia ufficiale (a parte il tracciato della Transelba per MTB). Il nostro tragitto è nato da una combinazione di tracce trovate in giro nel web adatte principalmente per gravel. Tamara da buona amante del cartaceo ha acquistato questo libro sui sentieri MTB per eventuali modifiche. Il terreno che abbiamo incontrato era un misto di asfalto e sterrato senza troppe difficoltà.
  • Set up borse
    Abbiamo viaggiato con due set up diversi: io con gravel Guerciotti Greto e borse laterali Ortlieb più quella da manubrio Columbus, invece Tamara con MTB Trek, borsa sottosella e borsa da manubrio della Vaude. Ci siamo portate dietro la tenda da due e il sacco a pelo per dormire nei campeggi. Volevamo anche essere autonome con il cibo, specie con l’immancabile caffè alla mattina e la tisana alla sera. Per questo non ci siamo fatte mancare il fornelletto e la moka.
  • Quando
    Il mese di Ottobre è perfetto, abbiamo trovato giornate con massime di 25 gradi e minime di 15, sole tutti i giorni, la temperatura è ideale per pedalare senza soffrire il caldo e l’acqua è ancora giusta per un tuffo.
  • Dove dormire
    La decisione di dormire nei campeggi è dovuta dal fatto di poter avere un minimo di comfort come per esempio una doccia calda. In realtà è vietato il campeggio libero in tutta l’isola. Abbiamo avuto fortuna di avere incontrato ancora qualche campeggio aperto, molti già stavano chiudendo prima del 31 Ottobre.
Collage di foto del viaggio Isola d'Elba in bici qui alcuni dettagli della vita in campeggio

La nostra giornata tipo

Le giornate erano così impostate: sveglia tra le 6:00 e 6:45, partenza alle 8:00 per arrivare a destinazione verso le 17:00 e avere il tempo di montare la tenda ancora con la luce del sole. In effetti eravamo un po’ lentine nella preparazione, ma tra prendere coscienza, farci la colazione, smontare e caricare i bagagli ci voleva un pochino. Avevamo comunque tutta la giornata per affrontare tappe di circa 50km con 1000+ di dislivello al giorno fermandoci in circa due spiagge al giorno che sceglievamo in base all’ispirazione e ai consigli che avevamo raccattato. Facevamo la spesa di giorno in giorno per il pranzo e la cena.

La lista del necessario

Ti condivido la lista che abbiamo fatto per preparare questo viaggio magari potrebbe esserti utile per i prossimi. L’ho divisa per “argomenti” e alcune cose sono state portate via in condivisione per risparmiare peso in borsa.

Necessario notte: tenda, materassino, sacco a pelo.
Cucina: Fornelletto, posate, gavetta, tazza, accendino.
Vestiti: T-shirt e pantaloni corti per il giorno e un cambio, 1 paio di calzini, intimo, giacca a vento e anti pioggia, 1 termica manica lunga, leggings per la sera, costume, ciabatte.
Busta igiene: dentifricio solido, spazzolino, bagnoschiuma e shampoo solido, deodorante solido, crema solare, asciugamano.
Kit pronto soccorso ed eventuali medicine.
Busta dell’elettronica e attrezzatura per videomaking: caricabatterie, gh5, gopro 8.
Kit bici: 1 camera d’aria, faretti, pompetta, kit riparazione, pettorina catarinfragente, corde, fascette, lucchetto, guanti.

Spesa finale

L’Isola d’Elba è molto cara per questo per risparmiare abbiamo scelto di alloggiare nei campeggi comprandoci il cibo nei supermercati. In totale abbiamo speso circa di trasporti 100€ con una media al giorno di 25€ tra campeggi e spesa.

Isola d’Elba in bici, il racconto di viaggio 

Giorno 0: l’arrivo a Portoferraio

Collage di foto del primo giorno dell'arrivo all'Isola d'Elba

Raggiungiamo l’isola con la combinazione treno da Venezia più traghetto da Piombino, usando i regionali e gli intercity per non dover smontare le bici e caricarle sui Freccia. Il traghetto ci è costato circa 40€ andata e ritorno a testa con bici compresa. Un prezzo molto più basso rispetto all’alta stagione. Lo ammettiamo il viaggio è stato abbastanza infinito ma quell’oretta in mare che da Piombino arriva a Portoferraio fa passare qualsiasi stress da viaggio. Arriviamo a Portoferraio verso le 17 e ci fiondiamo subito al campeggio “Acquaviva”, 5 km da lì inaugurando così la nostra pedalata elbana.

Giorno 1: Portoferraio – Marina di Campo

Collage di foto del primo giorno del giro isola d'elba in bici, vista sui sentieri e spiagge

Inizia ufficialmente il nostro giro e siamo super cariche di scoprire quest’isola stupenda. Prima ci concediamo la colazione direttamente in spiaggia godendoci l’alba. Poi ci accorgiamo che le nostre bici e la tenda sono completamente bagnate per via dell’umidità.
Una volta pronte partiamo e decidiamo di fare una deviazione diversa rispetto alla nostra traccia. Seguiamo un sentiero trovato nel libro anche se è più adatto a MTB. Ero consapevole che avrei dovuto spingere per alcuni tratti, ma questa scorciatoia era necessaria per ricongiungerci direttamente alla strada. Non c’è molto traffico e si pedala bene. Incontriamo il primo paese, Procchio che si affaccia sull’omonimo golfo Passeggiamo in spiaggia e ci beviamo un caffè in un bar sotto la tipica piazza coperta. Finchè pedaliamo verso Marciana, notiamo una seggiovia. Scopriamo che porta fin su sul Monte Capanne, il monte più alto dell’isola. La location della nostra prima vera e propria pausa è la spiaggia Sant’Andrea: acqua trasparente, sabbia fine e massi di granito. Deviamo dal tragitto e una bella discesa di 2 km ci porta giù. Qui riusciamo a stendere e seccare alla luce del sole la tenda e i vestiti che ancora erano umidi dalla notte prima. Ci sono in spiaggia si e no tre persone e possiamo permetterci di ricreare un mini campo profughi anche perché stendiamo sulla staccionata letteralmente tutto. Tamara soffre un po’ il caldo e schiaccia un pisolino. Riprendiamo la traccia salendo in su e ci godiamo il paesaggio alla nostra destra.
Ci fermiamo a scattare una foto e un signore del posto ci attacca bottone. Ci consiglia di visitare Chessi e di fermarci alla spiaggia di Cavoli. Finchè ci parlava, riusciamo a scorgere la Corsica da distante. Ci dice anche che questo lato è quello più bello per vedere i tramonti ma sfortunatamente dovevamo pedalare ancora un po’ e ce lo saremo perso. Seguiamo i sui consigli e ci fermiamo anche nella spiaggia della Fetovaia, situata in una baia protetta dal suo promontorio e io ho adorato la sua sabbia dorata.
La nostra destinazione era Marina di Campo, una località di pescatori con un’impressionante spiaggia bianca di circa 2 km. I colori della baia diventano arancioni e rosa. Ci perdiamo il tramonto sul versante occidentale e ma ci rifacciamo con questo. Il Camping alla Foce è ben fornito e attrezzato. Decidiamo di seguire il nostro stile wild e mangiamo le nostre cose in spiaggia al calar del sole.

Giorno 2: Marina di Campo – Portoazzurro

Collage di foto della zona di Capoliveri

Questa sarà la nostra tappa preferita perché raggiungiamo la zona di Capoliveri, una delle aree più selvagge e suggestive dell’isola. Ci svegliamo con il buio e cerchiamo di non svegliare i nostri vicini di tenda. Subito dopo aver lasciato Marina di Campo ci aspetta una bella salitina ma siamo consapevoli che oggi sarà tutto un divertente sali e scendi. Seguiamo la traccia che ci porta giù al Lido di Capoliveri ma facciamo un pit stop serio nella spiaggia di Barabarca. Vediamo una scaletta che ci porta giù: spiaggia selvaggia e incontaminata, ci piace. Il borgo di Capoliveri lo vediamo sbucare in lontananza sul Monte Calamita che prende il nome dalla magnetite. E’ fatto di stretti vicoli chiamati “chiassi” e continui saliscendi. Dalla piazza principale si possono vedere i tetti della città e la vista sul mare. Ci sono piaciuti molto anche i negozietti di artigianato lungo le vie del centro. Continuiamo verso la destinazione guardando dall’alto la spiaggia di Pareti e Innamorata. Improvvisamente comincia il nostro amato sterrato e raggiungiamo la zona delle miniere dove l’Elba ci mostra la sua parte più autentica e storica. Le cave di granito esistevano fino ai tempi dei Romani che addirittura chiamavano l’isola Ilva, parola etrusca che significava ferro.
Nel 1980 l’attività produttiva è stata sospesa ma sotto il livello del mare c’è ancora disponibilità di ferro. Siamo meravigliate da tutta questa bellezza. I sentieri sono tutti sterrati e pedaliamo nella macchia mediterranea. Abbiamo l’imbarazzo della scelta in quale spiaggia fermarci e scegliamo Spiaggia Calanova dove saremo le uniche a goderci la tranquillità. Arriviamo ad ora tramonto a Porto Azzurro che ci ha dato l’idea di un borgo romantico con il suo bel porto turistico. Non avevamo molto tempo a disposizione ma siamo comunque riuscite a vedere Piazza Matteotti e a farci la passeggiata dei Carmignani che parte dalla spiaggia di Barbarossa appena fuori dal campeggio Arrighi dove abbiamo piantato la tenda.

Giorno 3: Portoazzurro – Portoferraio

Collage di foto del primo giorno del giro isola d'Elba in bici tra spiagge e borghi.

Appena uscite da Porto Azzurro, ci inoltriamo in paesaggi lunari: i colori rossi contrastano con quelli oro e blu del mare. Ci rendiamo conto che la zona delle miniere non finisce qui. Rio Marina infatti era il principale centro di produzione di ferro e giacimento più antico dell’isola. Dalla strada notiamo una spiaggia di colore rosso abbastanza deserta. Come avete capito ci piace esplorare zone fuori dai turisti e un po’ nascoste. Cala Seregola attira la nostra attenzione per il suo fondale sabbioso ricco di minerali che luccicano al sole con un’acqua trasparente. Appena scendiamo abbiamo l’impressione di entrare in una miniera. Scopriamo poi che un tempo era una dei siti più importanti di imbarco del ferro. Prossimo paesino, Cavo sulla punta estrema dell’isola di cui rimaniamo affascinate dalla sua totale tranquillità. Notiamo che si trova proprio davanti alle coste della Toscana. Pedaliamo lungo il lungomare fatto di alte palme e in un’atmosfera di montagna appena fuori il centro. Facciamo qualche salitina su asfalto non troppo impegnativa verso Rio nell’Elba che spicca sul monte capannello ed è uno dei borghi più antichi. Ci fermiamo in una piazzetta a pranzare e notiamo da quanta storia siamo circondate, eravamo giusto sedute dietro i lavatoi pubblici e la fonte dei canali. Nel centro sono anche esposte foto storiche della gente di Rio e qualche pensiero scritto sulla tradizione mineraria del posto. Ci avrebbe aspettato ora una bella salitona lungo la Via Volterraio. Non vi ho ancora raccontato che a Piombino un signore del posto ci ha dato dei consigli tra cui questa via per raggiungere nuovamente il nostro punto d’inizio. La strada è piuttosto stretta e la salita si fa sentire specialmente quando sotto il sole. La reputiamo anche po’ pericolosa perché fatta di curve continue strette ma con un po’ di attenzione si riesce ad affrontare. Nonostante ciò, i panorami sono mozzafiato, siamo riuscite a vedere dall’alto Rio nell’Elba, il mare e Porto Ferraio. Arriviamo stanche e decidiamo di visitare il capoluogo l’indomani prima della partenza. Ritorniamo a dormire al camping Acqua Viva, l’unico aperto nelle vicinanze ma prima non ci facciamo mancare un tuffo al tramonto nella Spiaggia Capo Bianco con ghiaia bianchissima con fondali rocciosi. Forse la spiaggia che più ci è piaciuta in assoluto e non potevamo scegliere posto migliore per festeggiare il nostro arrivo.

L’ultimo giorno prima di lasciare l’isola

Ci svegliamo con calma, oggi il corpo ha ufficialmente concluso le pedalate e arranchiamo in tutto. Ci dirigiamo con calma verso Portoferraio che non siamo riuscite a visitare il giorno di arrivo. Questa cittadina è il capoluogo dell’isola, costruita sulle rovine di una città romana che si sviluppa sul versante di una collina. Il nome deriva dal ferro e dalle miniere già presenti in epoca etrusca. Si visita in poche ore ed è in sintesi la città dei Medici e di Napoleone. Per noi è stata il nostro punto di partenza e di arrivo. Ci è piaciuta molto la passeggiata lungo la Darsena e le casette colorate con vista mare. Per chi avesse più tempo sicuramente le attrazioni non mancano!

Scorci della città di Portoferraio

Considerazioni personali

Direi che questa avventura si è conclusa alla grande! L’isola d’Elba si presta da Dio per chi volesse provare una prima esperienza di cicloturismo, con un minimo di allenamento, di equipaggiamento e con tanta voglia di vedere paesaggi mozzafiato e acque cristalline. Abbiamo apprezzato il fatto della bassa stagione, infatti, avevamo i campeggi con pochi turisti, le spiagge quasi semi deserte e praticamente quasi tutto per noi. Le uniche zone trafficate erano quelle a ridosso delle più grandi città come Porto Ferraio, Marina di Campo, Porto Azzurro.
In generale le strade asfaltate sono ben tenute ed essendo state poco trafficate non ci siamo mai sentite in pericolo! L’unico rammarico? Averci dedicato solo tre giorni. Nonostante l’isola non sia così grande ci sono moltissime cose da vedere e da scoprire. Per esempio, l’Elba è perfetta per la MTB, per il trekking specialmente nella zona di Capoliveri. Lo sapete che esiste una traversata Elbana? Avremo voluto anche approfondire il suo patrimonio minerario.
Noi ritorneremo e intanto diamo un bel voto dieci all’Isola d’Elba.

E tu se sei alla prima esperienza di cicloturismo (ma anche no), l’isola D’Elba è il luogo ideale specialmente fuori dai periodi più frequentati. Andrai? Fammi sapere nei commenti.

Scritto da Giulia

Scritto da Giulia

Content creator e viaggiatrice ma più precisamente cicloturista e camminatrice. Se non esploro sto male perchè l'arte del viaggio mi rende ogni volta una persona migliore. Il mondo è il mio più grande maestro. Rendo immortali questi attimi di libertà premendo rec sulla mia fotocamera e scrivendo su pezzi di carta che ora sono diventati virtuali.

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